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VENERABILE MONS. GIUSEPPE DI DONNA

Il Venerabile Mons. Giuseppe Di Donna è una delle figure religiose più amate e ricordate dalla città di Andria. Il vescovo povero amante dei poveri, umile e dalla straordinaria spiritualità ha segnato indelebilmente con le sue parole, ma soprattutto con i suoi gesti, la storia della comunità andriese.

Cenni biografici

Nacque a Rutigliano (BA) il 23 agosto 1901 in una famiglia benestante. All’età di dieci anni, dopo aver conosciuto un religioso trinitario, decise di seguirne le orme e ad undici anni entrò nel Collegio Trinitario di Palestrina. Nel 1916 fu inviato a Livorno per il noviziato e prese il nome di frate Giuseppe della Vergine. Completò gli studi di filosofia e teologia a Roma, dove il 18 maggio 1924 fu ordinato sacerdote.

Il 4 giugno del 1926, non ancora venticinquenne, frate Giuseppe decise assieme a quattro confratelli di partire per il Madagascar. Il venerabile visse la sua missione lunga tredici anni tra povertà, malattie (tra le quali la peste bubbonica) e problematiche con l’autorità, ma sempre con buon umore e instancabile amore per il prossimo. Padre Di Donna tornò in Italia e il 31 marzo 1940 fu consacrato Vescovo a Roma. Un mese dopo ricevette la nomina nella diocesi di Andria.

L’apostolato di Mons. Di Donna ad Andria

Mons. Di Donna fu Vescovo di Andria per dodici anni. Il suo episcopato fu segnato da una costante vicinanza agli ultimi, alle masse popolari e ai contadini sfruttati dai proprietari terrieri. La città viveva gli anni post-bellici tra la povertà e le continue lotte sociali, ma Di Donna fu guida saggia per tutta la diocesi, forte e benevola allo stesso tempo, e grande punto di riferimento per le altre diocesi pugliesi. Promosse l’Azione Cattolica, costituì un’Opera Diocesana per le Vocazioni, appoggiò le Pontificie Opere Missionarie e le ACLI. Nel difficile momento post-fascista scrisse la lettera pastorale “L’edificio sociale” fondata sulla convivenza civile, il rispetto reciproco e l’ascolto di tutti, la tolleranza e la solidarietà. Devoto alla Madonna, grande fu il suo amore verso la Chiesa, il Papa, ma soprattutto verso la sua comunità.

Alla fine dell’agosto 1951, rientrando da un pellegrinaggio a Lourdes, fu colto da un malore. Accertamenti successivi rivelarono una neoplasia polmonare. Le sue condizioni peggiorarono nel giro di pochi mesi e il 2 gennaio 1952 alle 14:28 il Venerabile Mons. Giuseppe Di Donna morì. I funerali furono celebrati il 5 gennaio.

Il processo di beatificazione

Subito dopo la sua morte fu aperto il processo di beatificazione. Già in vita Mons. Di Donna era osannato dalla comunità cittadina come “santo”. Non solo i fedeli avvertirono lo spessore spirituale di Mons. Di Donna, ma anche i Vescovi pugliesi. Il processo di beatificazione fu avviato nella sua vecchia diocesi il 30 novembre 1956, concludendosi il 4 luglio 1966. La causa rimase inattiva per decenni, fino al 18 ottobre 1991 quando la Congregazione delle Cause dei Santi convalidò il processo informativo. Bisognerà attenere ancora qualche anno, il 7 novembre 2006, perché la Congregazione si riunisca per discutere la causa e la conferma arrivò il 15 aprile 2008. Papa Benedetto XVI ha nominato Venerabile mons. Giuseppe Di Donna il 3 luglio 2008.